Blockchain: è boom, anche in Italia. Ma non mancano le difficoltà

11 Giugno 2020

Blockchain: è boom, anche in Italia. Ma non mancano le difficoltà

La blockchain continua a crescere, anche in Italia. La conferma arriva da una ricerca condotta dall’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, da cui emerge che nel nostro Paese, lo scorso anno, gli investimenti in questo settore hanno raggiunto i 30 milioni di euro: certo, non si tratta di una cifra esorbitante, ma è comunque in aumento del 100% rispetto al 2018. La strada da fare, comunque, è ancora tanta.

È un insieme di tecnologie

Oggi si fa un gran parlare di blockchain. Ma di che cosa si tratta esattamente? Nata poco più di 10 anni fa con bitcoin e criptovalute, si tratta di un insieme di tecnologie che, secondo la definizione più comune, è caratterizzato da un registro strutturato come una catena di blocchi che contengono le transazioni. Queste ultime sono validate attraverso un meccanismo di consenso che corre lungo tutti i nodi della rete. La sicurezza di questa catena è garantita da immutabilità del registro, tracciabilità delle transazioni e utilizzo di tecniche crittografiche.

Non si applica solo alla criptovaluta

La prima blockchain riguardava la criptovaluta. Oggi, invece, questa tecnologia viene utilizzata in ambiti diversi. Fra le applicazioni pratiche più recenti ci sono, per esempio, la garanzia del diritto d’autore per contenuti digitali, la registrazione dei brevetti e i processi di supply chain management. Perché funzioni, la blockchain necessita di un requisito di base: una rete internet capillare e super veloce, che permetta di collegare senza intoppi tutti i nodi. Proprio come quella garantita da Intred: la scelta ideale per chiunque voglia una connessione rapida, sicura e continuativa, che non rischi di ostacolare la propria corsa verso il futuro.

La situazione nel mondo

Lo scorso anno, nel mondo sono stati avviati 488 progetti di blockchain e distributed ledger: ben il 56% in più rispetto al 2018. I Paesi più attivi da questo punto di vista? Gli Stati Uniti, con 53 casi censiti, seguiti dalla Corea del Sud, con 31, e dalla Cina, con 29. Con 16 progetti, l’Italia è seconda in Europa, appena dopo il Regno Unito, a 17. Del resto, se nel corso del 2018, le aziende italiane hanno speso in tecnologie blockchain e distributed ledger circa 15 milioni di euro, con 150 attività di diverso tipo, nel 2019 hanno investito 30 milioni di euro. E, secondo gli esperti, nei prossimi anni ci sarà una crescita ancora più importante.

In Italia la blockchain è ancora agli inizi

Tuttavia, ci sono ancora molte lacune da colmare. Infatti, nella nostra Penisola solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI conoscono le possibili applicazioni di blockchain e distributed ledger. Ancora meno sono le imprese che credono che queste tecnologie avranno un impatto positivo sul loro business nei prossimi cinque anni (il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole). Non solo: oltre il 40% della spesa è destinato solo a finanza e assicurazioni e il 30% in ambito supply chain e tracciabilità di prodotto, specie nel settore agro-alimentare. Gli altri comparti, dunque, rimangono ancora inesplorati. Non resta che ben sperare nel futuro.

2020-06-11T11:08:20+00:00