Trasformazione digitale: a che punto siamo in Italia?

06 Febbraio 2020

Trasformazione digitale: a che punto siamo in Italia?

Che il nostro presente e soprattutto il nostro futuro parlino digitale è ormai risaputo. Chissà quante volte vi sarà capitato di leggere che l’avvento delle nuove tecnologie sta rivoluzionando le nostre vite e trasformando il mondo del lavoro. Ma cittadini e imprese sono davvero pronti per affrontare le sfide che tutto questo comporta? Non del tutto, perlomeno non in Europa e soprattutto non in Italia. A dircelo è la rilevazione Eurostat 2019 sulla digital economy and society in Europa, che nei prossimi mesi verrà utilizzata per calcolare il DESI (digital economy and society index) 2020. Ad oggi, infatti, esistono ancora due aree di forte criticità nell’ambito della trasformazione digitale: una è rappresentata dalle competenze digitali e l’altra dall’innovazione delle PMI, le piccole-medie imprese. Ecco perché.

L’uso di internet da parte dei cittadini cresce

A livello europeo, la fetta di popolazione che usa internet almeno una volta alla settimana è cresciuta mediamente del 2% rispetto al 2018, raggiungendo quota 85%. In parallelo, è scesa la quota di coloro che non navigano mai in rete o che non hanno navigato nell’ultimo anno, oggi pari all’11%. L’Italia, però, non è certo fra i paesi leader nell’accesso al web: infatti, il 20% dei nostri concittadini non ha mai visitato siti o utilizzato app e solo il 74% lo fa in maniera abituale. Non deve stupirci, quindi, che solo il 14% dei nostri concittadini usi servizi di eGovernment e trasmetta moduli e che solo il 38% abbia fatto shopping online negli ultimi 12 mesi contro una media europea rispettivamente del 38% e del 63%.

Le Pmi sono in ritardo

Ma se pensate che noi italiani non brilliamo per uso individuale di internet, allora dovete sapere che le aziende tricolore fanno ancora peggio di noi singoli cittadini. In Europa solo il 18% delle Pmi vende online, l’1% in più di quelle che lo facevano nel 2018, 2017, 2016 (il piccolo incremento, infatti, è arrivato dopo tre anni di stasi). Ebbene, in Italia questa percentuale scende addirittura al 10%. In entrambi i casi, siamo comunque lontani dal target del 33% che l’Europa aveva fissato per il 2015. Eppure, il 77% delle nostre piccole medio aziende ha un sito web. Evidentemente, ancora oggi si investe soprattutto in immagine e non in una strategia completa di crescita digitale. E così aspetti centrali del business rimangono ancora confinati al mondo puramente “fisico”, con conseguenze negative per tutti.

Purtroppo, il trend rispetto all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia per digitalizzare l’integrazione di processi come ERP e CRM è altrettanto stagnante: in Europa il primo è stabile al 33% (35% in Italia) e il secondo al 31% (26% in Italia).
Un’altra nota dolente è rappresentata dal livello di connessione di cui dispongono le aziende: in media, solo il 49% delle imprese europee ne usa una ad almeno 30 Mbps. In Italia, non si va oltre il 37%.

Tutti questi numeri migliorano quando si parla di grandi imprese, ma non abbastanza. Il risultato è che la strada verso l’innovazione e la trasformazione digitale appare sempre più in salita.

Competenze digitali, queste sconosciute

A rendere il quadro ancora più desolante è la mancanza di competenze digitali da parte dei lavoratori europei in generale e italiani in particolare. In media, infatti, in Europa solamente il 66% della forza lavoro possiede conoscenze digitali almeno di base. In Italia non si arriva nemmeno al 50% (precisamente al 49%). Se pensate che questa lacuna non riguardi manager e imprenditori vi sbagliate: anche in questo caso, il ritardo è significativo.

L’unica nota positiva è che fra chi ricopre ruoli dirigenziali c’è una propensione crescente a dotare il personale di dispositivi mobili, specie nei paesi scandinavi. E questa attenzione da parte di capi e dirigenti costituisce uno degli indicatori di e-leadership per la digital transformation.

Le cose non cambiano di molto nemmeno se ci concentriamo sui cittadini in generale invece che sui lavoratori. Solo il 42% degli italiani possiede competenze digitali almeno di base rispetto al 58% della media UE e appena il 22% possiede competenze digitali superiori a quelle di base rispetto al 33% della media europea.

L’Italia non è pronta per la trasformazione digitale

Insomma, nonostante l’Italia del digitale abbia compiuto importanti evoluzioni rispetto a qualche anno fa, il divario verso gli altri paesi europei continua a rimanere elevato. Un dato già preoccupante di per sé, ma che dovrebbe allarmarci ancora di più se pensiamo che nemmeno la situazione europea è così rosea. La trasformazione digitale appare una sfida sempre più ardua. Ecco perché partner come Intred, che credono fortemente nel binomio “tecnologia e sviluppo”, sono sempre più indispensabili: senza la disponibilità di una connessione adeguata e di tecnologie via via più performanti non solo le aziende ma anche i privati faticano a tenere il passo. Se vogliamo colmare il gap, nessuno può rinunciare a un alleato in grado di garantire quella velocità e quell’innovazione così essenziali al giorno d’oggi.

2020-02-06T15:40:45+00:00