Intred Magazine

A lavoro in bici con l’incentivo: Bike-to-work alla conquista delle regioni italiane

Oggi le aziende possono avere un ruolo fondamentale nella mobilità sostenibile. Come? Semplicemente incentivando i propri collaboratori a raggiungere il luogo di lavoro in bicicletta. Stiamo parlando del Bike-to-work che all’estero è ormai un trend già consolidato. Oltre a essere una concreta opportunità per diminuire il traffico, è anche un modo per concedersi del tempo, tenersi in forma attraverso l’esercizio fisico e salvaguardare il portafoglio. Bike-to-work: in bicicletta al lavoro conviene In Italia la Fase 2 della pandemia, complice il Bonus Mobilità ha dato una spinta notevole alla voglia di spostamenti sostenibili. Sono le aziende ad avere un ruolo cruciale nell’orientare le scelte dei propri dipendenti, incentivando l’uso di mezzi a due ruote. Ecco alcuni esempi virtuosi: Il caso dell’Emilia Romagna Una delle prime ad aver recepito le nuove istanze di mobilità del “Decreto Rilancio” è la Regione Emilia Romagna, che per il post-pandemia ha stanziato 3,3 milioni di euro complessivi per il progetto «Bike to Work – Bonus bici». In base alle disposizioni della Regione saranno erogati fino ad un massimo di 50 euro mensili ai lavoratori che scelgono le due ruote per andare in azienda e incentivi rivolti agli abbonati ferroviari dell'Emilia Romagna per l'acquisto di bici pieghevoli utilizzate per gli spostamenti da e per il posto auto o bus (in questo caso non si paga il biglietto a bordo come previsto per una bici tradizionale, quindi un incentivo per i pendolari). Chi utilizza le due ruote negli spostamenti casa-lavoro potrà ricevere 15 centesimi per ogni km pedalato, sia nel tragitto di andata che per quello del ritorno. L'incentivo finirà direttamente in busta paga e cambieranno in base all'effettivo utilizzo della bicicletta: si potrà arrivare fino a 400 euro in un anno oppure fino a 200 euro se si abita in una città diversa rispetto a quella della sede di lavoro e si usa la bici insieme ad altri mezzi pubblici (treno o bus). Milano ama il “bike to work” Il 'bike to work' piace anche ai milanesi. Lo si vede andando in giro per le strade della città, dove uomini in giacca e cravatta o donne, anche in abito elegante, pedalano in direzione dell'ufficio. Chi utilizza la bici dice che è meno stressante rispetto all'auto o al motorino e aiuta a pensare. Che il 'bike to work' sia un piccolo fenomeno milanese lo si capisce anche dal successo della 'Bike Challenge 2018', la gara che la Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ha organizzato a Milano. Alla quarta edizione, i partecipanti hanno percorso più di 312mila chilometri in bicicletta nei tragitti casa-lavoro con un risparmio di emissioni di CO2 di 53.365 chili. La promessa dei partecipanti alla gara era quella di usare con costanza la bicicletta per gli spostamenti casa-lavoro, ma anche nel tempo libero. La classifica suddivideva le aziende in 6 gruppi, a seconda del numero di dipendenti. App pensate per le aziende A tenere i conti del bike-to-work ci sono diverse app, che possono essere scaricate su qualsiasi device, premiando il raggiungimento degli obiettivi attraverso programmi di incentivi e gamification. Possono essere gratificazioni economiche in busta paga per i dipendenti oppure sconti e buoni spesa per i clienti che decidono di aderire al programma scaricando l'app e usandola quotidianamente. Ogni azienda può creare un team sulla piattaforma, a cui i dipendenti registrati sull'app potranno aggiungersi. Una volta aggiunto il proprio account, il dipendente avrà a disposizione una dashboard con i suoi dati personalizzati: chilometri totali percorsi, CO2 risparmiata e quanto eventualmente guadagnato. Pronto a monitorare tutto? Comincia a pedalare e tieni d’occhio i risultati sul web o sull’app. Affidatevi a Intred [https://www.intred.it] per essere connessi sempre.

Tecnologia 5G: fake news, pro e contro di questa novità

Non c’è dubbio: la rete 5G è una delle più ricche fonti di bufale dello scorso anno. La tecnologia mobile di quinta generazione, infatti, è protagonista di una grande ondata di disinformazione e allarmismo infondato sui rischi per la salute e non solo. Una dinamica che ha generato nel nostro Paese una serie di iniziative degli amministratori locali per bloccarne l’attivazione sui propri territori. Oggi vogliamo mettere un po’ d’ordine e chiarire il caos che si è creato attorno a questa novità. Che cosa cambia con il 5G e perché è una tecnologia fondamentale Dal legame con la pandemia all’incendio degli smartphone fino all’abbattimento degli alberi per agevolarne il funzionamento, la rete 5G ha portato con sé tantissimi falsi miti. Ma la connettività di quinta generazione è in arrivo. E questo significa che nelle nostre case e nei luoghi di lavoro, la quotidianità cambierà radicalmente. Pronti a scoprire come? Andiamo! Smentiamo le bufale La doverosa premessa è che a oggi non ci sono prove, e nemmeno indizi significativi, di danni alla salute umana causati dalla rete mobile di ultima generazione. Tuttavia, se da un lato gli scienziati sono già in grado di escludere (sulla base delle conoscenze assodate sull’interazione tra uomo e onde elettromagnetiche) effetti devastanti e scenari apocalittici, è altrettanto vero che al momento la letteratura scientifica sull’argomento è piuttosto scarna. Tutto ciò che si trova online a proposito di rischi, danni e pericolosità del 5G proviene da fonti già note per essere sostenitrici di pseudoscienze, oppure da siti con un evidente tornaconto economico per le proprie affermazioni. I pro del “nuovo web” Il 5G sarà fino a 20 volte più veloce della rete 4G e porterà una velocità di download fino a 10 volte superiore, consentendo download, uploading e streaming dei video più rapidi ed economici. Il 5G è progettato per poter reggere contemporaneamente un numero altissimo di connessioni ed altrettanto traffico. Inoltre, essendo molto più flessibile rispetto al 4G nella gestione della banda, potrà coordinare sia le frequenze più alte, che daranno connessioni più veloci, sia le frequenze più basse, che garantiranno la copertura maggiore. In questo modo, proprio come serve all’IoT, il 5G sarà la soluzione più adatta per poter avere ampia copertura, a basso costo e con bassi consumi di energia. Una realtà iperconnessa Il frigorifero farà la spesa, la macchina andrà a parcheggiarsi da sola, avremo robot come colleghi. Al Mobile World Congress si sono viste delle anticipazioni del futuro e i primi smartphone pronti a viaggiare a nuove velocità. Parleremo con le cose e non sarà un segno di pazzia. Quello che ci circonda, a partire dalla casa, sarà intelligente perché in costante dialogo con potenti server remoti che diranno ai vari oggetti e servizi cosa fare in base alle nostre esigenze. Pronti a viaggiare con il 5G? Anche Intred dice sì!

Una postazione perfetta per studiare e lavorare da casa. Ecco come crearla da zero

Un conto è lavorare da casa per uno-due giorni e allora sì – certo – si può fare sul letto o semisdraiati sul divano, ma quando i tempi si fanno più lunghi diventa importante assumere posizioni e atteggiamenti che abbiamo qualcosa di più professionale, sia per una questione fisica (stare seduti come si deve aiuta a non avere il mal di schiena), sia per una questione psicologica (anche la tenuta diventa importante). Come creare da zero una postazione perfetta per lavorare o studiare da casa? Scopritelo qui sotto! Come progettare la postazione ideale per lavorare da casa? Che sia per apprendere nuove nozioni, per creare, per lavorare a un progetto, l’ambiente deve essere piacevole da vedere, confortevole e avere i dispositivi giusti. Qui gli step per creare una postazione accogliente, che soddisfi le vostre esigenze e possa permettere di studiare o lavorare al meglio. Separate gli spazi Non tutte le stanze di casa sono adatte al lavoro. Evitate soprattutto gli ambienti destinati al riposo perché il vostro cervello tende a identificare gli spazi in cui si dorme e quindi in camera da letto sarebbe meglio non svolgere attività produttive. Chi non ha una stanza intera da adibire a ufficio, può delimitare un ambito di lavoro grazie a separé tradizionali o strutture creative, come dei mobili, dei pannelli costruiti grazie al fai da te oppure delle piante. Tra luce e sfondo ad hoc Il vostro piano di lavoro dovrebbe ricevere luce naturale e diffusa. Pensatelo quindi vicino a una finestra o a una portafinestra. La fonte luminosa non dovrebbe comunque rivolgersi sullo schermo per evitare noiosi riflessi. È importante anche cosa sta alle vostre spalle, per evitare delle gaffe nel momento delle videoconferenze. Scegliete uno sfondo informale, ma non troppo casalingo: una buona idea può essere una libreria (il più ordinata possibile) oppure un muro che, vista l’ampia disponibilità di tempo, potremmo dipingere con un colore con molta personalità. La seduta giusta In questi giorni trascorrete, così come quando siete in ufficio, molto tempo seduti. La sedia è quindi fondamentale per il vostro benessere. Ci sono diverse soluzioni pensate con criteri ergonomici, ma è comunque importante non rinunciare al comfort anche quando mantenete una posizione corretta. Per aiutarvi nei compiti da sbrigare è poi una buona idea creare un piano di lavoro che diventi magari un bel diagramma grafico da visualizzare. SOS cavi Fili e filetti possono complicare la vivibilità degli spazi domestici. Meglio quindi posizionarvi vicino alle prese elettriche o ricorrere a una semplice ciabatta per evitare l’effetto jungla elettrica. Fascette da elettricista, scatole per alimentatori, passacavo adesivi, sono tutti accessori utili per sistemare i cavi in maniera ordinata. Un altro consiglio è quello di attaccarli, tramite biadesivo, nella parte inferiore della scrivania. In questo modo i cavi saranno completamente nascosti alla vista e si facilitano le operazioni di pulizia del pavimento. Dimentichiamo qualcosa? Beh, una connessione efficiente è quello che vi serve per lavorare al meglio da casa. Se non ci avete ancora pensato, la nostra fibra ottica fa proprio al caso vostro. Richiedete subito maggiori informazioni!

Il covid-19 ferma l’economia ma non le start-up: tutte le posizioni aperte in Italia

Come usciremo dalla crisi? Con innovativi progetti digitali, perché si sa che da sempre, gli startupper più talentuosi sono abituati alle sfide. Per questo ci invitano a guardare avanti e a pensare a come saremo dopo questa emergenza sanitaria: cambiati e più consapevoli. Le nuove generazioni hanno lavorato in una perenne condizione di precarietà, dove nulla è stato regalato. È così che invece di spaventare, le sfide stimolano e portano a uscirne sempre più forti. Vediamo qualche esempio di chi, in questo periodo difficile, non ha pensato ai problemi ma alle soluzioni. 3 start-up di successo ai tempi del Covid-19 Sviluppatori ma anche esperti di digital marketing, social media manager, addetti alle vendite e alla logistica. Le imprese innovative italiane crescono e assumono nuove risorse. Oggi vogliamo raccontarvi alcuni casi studio: Cortilia Cortilia [https://www.cortilia.it/], il primo mercato agricolo on line, stava già crescendo molto, poi l’emergenza sanitaria ha incrementato ulteriormente le vendite. L’intero team ha reagito con grande determinazione: un momento in cui tutti hanno lavorato con maggiore intensità sui propri prodotti e servizi, andando ad analizzare tematiche che magari in un periodo “normale” non si sarebbero approfondite viste le scarse risorse di tempo che di solito si aveva a disposizione. Satispay Alberto Dalmasso insieme a due amici ha fondato Satispay [https://www.satispay.com/it-it/], il nuovo sistema di pagamento digitale, e oggi va avanti dritto per la sua strada. In ogni azienda, gruppo di amici o famiglia c’è chi sprona a non lasciarsi travolgere dal panico, ma ad affrontare la situazione con serietà e razionalità. Sicuramente è chiaro che tutti non vedono l’ora di ri-accelerare al massimo. Ecco, Alberto Dalmasso è quello che si dice uno startupper, di quelli che parlano di “team”, non di “soci e dipendenti” come farebbe un imprenditore tradizionale; di quelli che hanno le ali per volare, non i piedi di piombo per andare avanti con cautela. Redooc Questa emergenza-Coronavirus ha permesso anche a Chiara Burberi di far conoscere meglio la sua Redooc [https://redooc.com/], l’ormai famosa piattaforma di didattica digitale, dalla primaria all’Università. Finalmente la scuola, nelle case, si sta preparando al futuro, con gli studenti al centro. Oggi vengono proposte migliaia di video lezioni, più di 80.000 esercizi interattivi tutti spiegati, materiale cartaceo da scaricare, materiale per i DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento), con un enorme serbatoio di supporti didattici per i docenti, in continuo ampliamento. Finalmente il futuro sta dettando le nuove regole del gioco. Non c’è dubbio che il Covid-19 abbia mutato le nostre abitudini a lavorare. Per questo occorre sempre più rimanere connessi e la nostra fibra ottica può fare al caso vostro. Richiedete subito maggiori informazioni!

Smart working o “modello ibrido”: come sarà la nuova settimana lavorativa?

Solo lo scorso anno, la differenza di vedute nel settore tech sembrava insanabile. Da un lato i fan dello smart working fisso, dall’altro i suoi nemici. Cosa scegliere? La possibilità di scelta e decentramento produttivo o il focus sulle relazioni umane e sul contatto diretto? Oggi dalla sintesi di queste due idee è nato il “modello ibrido” destinato a trovare ampia applicazione anche post Covid-19. Di cosa si tratta? Scopriamolo subito! Via con il “modello ibrido”: cosa significa? Cos’è il modello ibrido? Parliamo di una settimana lavorativa flessibile che prevede tre giorni “collaborativi” in ufficio e gli altri due da remoto. Scopriamo di più! La produttività del lavoro può aumentare del 25% Il lavoro tanto da ufficio quanto da casa, se opportunamente organizzato ed equilibrato, può aumentare la produttività di oltre il 25%. Il lavoro e lo studio del futuro sarà un combinato di attività svolte a distanza con supporti digitali e con piena flessibilità di orario e di altre in presenza che richiedono condivisione e interazione tra persone. Troppi lavoratori e studenti negli scorsi mesi sono stati gettati nell’esperienza a distanza impreparati, ma è urgente pensare al futuro superando poco utili contrapposizioni tra ‘smart sì’ o ‘smart no’, a favore di logiche di integrazione delle attività. Il potenziale dello sviluppo dello smart working e dello smart learning, sia in forma estensiva, ma ancor più in forma ibrida, è molto grande. Da smart working a “modello ibrido” Nell’ultimo anno abbiamo imparato come lavorare meglio virtualmente. Ci siamo adattati e abbiamo continuato a innovare. In questa logica, in tanti hanno iniziato a pensare che un modello lavorativo flessibile possa portare alle aziende una maggiore produttività, collaborazione e benessere. Questo però significa impegnarsi a rinnovare gli uffici con l’introduzione di spazi collaborativi per gruppi fino a 12 persone, spazi esterni per riunioni in team, scrivanie riservabili per i dipendenti. Un po’ a casa, un po’ in ufficio, vi piacerebbe questa possibilità? Certo dovrete dotarvi di una connessione potente e sempre efficiente, come la nostra di Intred. Richiedi subito più informazioni!

Smart Speaker o Speaker Bluetooth? Le differenze e quale scegliere

Smart speaker o speaker bluetooth, questo è il problema. Uno vale l’altro, direte, ma in realtà sono due mondi lontani tra loro, con funzionalità e prestazioni differenti. Insomma, acquistare il prodotto giusto per le vostre esigenze non è sempre facile, ma con questa mini-guida cercheremo di fare chiarezza. Pronti a saperne di più? 3,2,1 via! Smart Speaker vs Speaker Bluetooth: tecnologie a confronto Chiamateli altoparlanti, diffusori o speaker ma ciò che fa la differenza è se sono wireless Bluetooth, smart o addirittura entrambe le cose. Qui sotto il confronto tra le due principali tecnologie: Smart Speaker Gli smart speaker devono essere connessi alla rete Wi-Fi perché lavorano in modo indipendente. Non hanno bisogno di uno smartphone per funzionare, ma si affidano comunque a un app per la configurazione. Uno o più microfoni permettono di interagire con gli assistenti vocali Amazon Alexa o Google Assistant, che in questo caso sono direttamente integrati sui dispositivi. Le funzionalità possono spaziare dall’ascolto di musica fino al controllo delle luci e del termostato, ma anche consultare il vostro calendario appuntamenti, fare ricerche sui motori di ricerca e tante altre attività utili. Alcuni modelli supportano anche il Bluetooth, in modo da poterli impiegare anche fuori dalle mura domestiche. Speaker Bluetooth Sono “senza fili” ed esistono da oltre un decennio. Servono a diffondere la musica proveniente da pc, tablet, smartphone e altri dispositivi. Questo tipo di speaker solitamente si affida alla tecnologia Bluetooth e ospita lo streaming musicale. Ne esistono vari modelli con dimensioni e potenze diverse: portatili provvisti di batteria in stile smartphone, ricaricabili via USB, oppure da collegare alla presa elettrica. Se integrano uno o più microfoni, una volta abbinati a un cellulare, consentono le chiamate in vivavoce. A volte supportano anche gli assistenti vocali, ma nella maggior parte dei casi è una funzione attivabile solo con l’abbinamento a uno smartphone. Quale scegliere? * Se dovete ascoltare solo la musica uno speaker Bluetooth è la soluzione perfetta per voi, ma dovrà essere sempre connesso a un dispositivo esterno. * Se invece volete più funzioni trasmesse in modo indipendente, la risposta è lo smart speaker, perfetto per gli appartamenti e i piccoli uffici. Avrete sempre bisogno di una connessione Wi-Fi, pronti a connettervi con tutta la nostra fibra? Scopritela sul nostro sito [https://www.intred.it/]!

Piano vaccini anti-covid: cosa sta succedendo?

Ormai la guerra dei vaccini prosegue: i ritardi si accumulano e il piano previsto per raggiungere l’immunità di gregge dopo l’estate 2021 è saltato. Sono più di 64.000 le dosi già somministrate, una delle medie più alte d’Europa, ma i numeri sono ancora bassi e tante le differenze tra le regioni. C’è chi ha esaurito le dosi a disposizione e lamenta di averne avute meno di altri. Tra tutti questi dubbi, quali sono invece a oggi le certezze? Vaccini Covid-19: troppi ritardi, poche certezze Con la situazione attuale, prima per via di Pfizer (tagli del 29% e poi del 20% su due lotti) e poi di AstraZeneca che consegnerà 3 milioni di dosi invece di 8 milioni entro marzo, il rischio è di arrivare a fine anno o addirittura a inizio 2022 per completare i vaccini. Su quali certezze possiamo contare? 14 milioni di dosi entro marzo Entro marzo, a meno non arrivino nuove sorprese, avremo a disposizione solo 14 milioni di dosi: 8,7 milioni di Pfizer, 1,3 milioni di Moderna e 3,4 milioni di AstraZeneca. Questo però è un numero sufficiente per mettere in sicurezza solo la prima parte del piano: infatti, le attese vaccinazioni di 4,4 milioni di over 80 e dei 400mila pazienti con patologie gravi che dovevano partire in questi giorni, slitteranno di almeno 3-4 settimane e quindi la nuova previsione è di concludere in piena primavera. Slitta la seconda fase Altra certezza è che la seconda fase, quella delle vaccinazioni di tutta la popolazione, potrebbe slittare di diverse settimane per la mancanza di dosi. Secondo il piano vaccinale presentato dal Ministro della Salute Roberto Speranza in Parlamento, ad aprile si contava di iniziare le somministrazioni a tutti gli over 65 e coinvolgere anche la prima parte del personale scolastico. In realtà, le dosi rimaste servono per garantire il richiamo ai già vaccinati. Una quantità a cui dovrebbero rispondere al momento le nuove consegne di Moderna e Pfizer (12 milioni di dosi entro giugno) e quelle di AstraZeneca che ne ha promesse 26 milioni nel secondo trimestre, ma visto i tagli non sembra offrire grandi garanzie. Cosa ci riserverà il futuro? Lo scoprirete rimanendo sul pezzo, in questo momento è d’obbligo! Procuratevi la connessione giusta ed aggiornatevi con le notizie online. Affidatevi a Intred per essere connessi sempre.

Consumer Electronic Show: 5 novità che ci attendono nel 2021

Nessuna sfera di cristallo. Al CES 2021 – Consumer Electronic Show, tutte le aziende protagoniste di hi-tech hanno mostrato le ultime novità tecnologiche che presto entreranno nelle vostre case. Si tratta della prima edizione completamente digitale che ha aperto la sua esperienza virtuale al pubblico di tutto il mondo. Nonostante i limiti dovuti alla mancata presenza fisica nella sfavillante Las Vegas, sono stati più di 1900 espositori che hanno condiviso il futuro nel segno della tecnologia. Ecco cosa ci aspetterà ;) Il meglio del Ces 2021: le innovazioni tecnologiche più interessanti Cosa succederà durante questo 2021 in termini di tecnologia? Se guardiamo all’eredità del lockdown e all’impatto di alcuni fortunati prodotti di elettronica presentati al Ces 2021, qualche idea su quanto accadrà possiamo averla. Qui sotto la top 5 delle innovazioni più interessanti! Lo smartphone che si arrotola Arriverà entro fine anno e l’idea è di portare sul mercato uno smartphone dotato di display arrotolabile in grado di espandersi fino alle dimensioni di un tablet. Al Ces 2021 è stato presentato un prototipo che sfrutta un principio diverso rispetto agli schermi pieghevoli visti negli ultimi anni: non si piega, ma si srotola e si arrotola per essere allo stesso tempo più ampio o più compatto. Display spaziali Questi nuovi display riproducono le immagini spaziali in tre dimensioni, come se fossero reali, permettendo ai creativi di condividere progetti di nuovi prodotti o varianti di forma o colore. Si tratta di uno schermo che adotta una tecnologia differente e sfrutta un sensore in grado di tracciare il movimento degli occhi e la posizione dell’utente in tempo reale, così da conferire alle immagini un effetto 3D senza indossare i visori. Le nuove regole dello streaming Disney, per esempio, ha già deciso che il proprio futuro sarà in streaming. Quello che è cambiato però non è solo la piattaforma di distribuzione ma anche il formato del contenuto. Videogiochi, film e musica sono pronti per essere acquistati in abbonamento con formule all-you-can-it. In sostanza, non comprerete più solo il singolo contenuto ma un mix di offerte. La vasca si riempie da sola Quanto vi piacerebbe farvi un bel bagno caldo, pronto in uno schiocco di dita. Il sogno oggi può diventare realtà. “Hey Google, riempi la vasca da bagno”. Non è fantascienza, ma un componente d’arredo intelligente che si comanda tramite Alexa e Google Assistant. Potrete attivare il flusso d’acqua, decidendo il livello di riempimento e la temperatura, cambiare il colore delle luci, attivare profumazioni ed effetti nebbia. Buon relax! Realtà virtuale e aumentata a scopo professionale Il lockdown e il conseguente boom dello smartworking ha in qualche modo sbloccato l’accesso alla tecnologia di realtà virtuale all’interno dei sistemi di videoconferenza. Questo non vuol dire che le persone si incontreranno solo con un visore in testa. Sicuramente però si assiste a un potenziamento dei servizi di comunicazione da remoto e una più precisa volontà di esplorare l’uso della Virtual Reality e dell’Augmented Reality per l’ufficio. Cosa ne dite, siete pronti ad accogliere tutte queste meravigliose novità tecnologiche? L’importante è avere tutta la nostra fibra Intred dalla vostra parte. Trovate sul nostro sito tutte le informazioni che vi servono!

Covid-19: risposte ai dubbi sul Coronavirus

Sono ormai passati diversi mesi dallo scoppio della pandemia di Covid-19, ma sono ancora molte le questioni aperte. Se il tempo ci ha aiutati a trovare una risposta ad alcune domande in merito al nuovo Coronavirus, la nuova ondata ne ha sollevate tante altre. Proviamo a orientarci fra i numerosi “non sappiamo ancora” e i “su questo siamo sicuri”. Quanti sono gli asintomatici? Secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità, attualmente, il 55,9% dei contagiati in Italia è asintomatico, il 15,7% è paucisintomatico (con sintomi limitati e/o blandi) e il 21,2% ha sintomi lievi. Chi non ha sintomi può trasmettere il Coronavirus? A oggi, si pensa che, fra gli asintomatici, a essere contagiosi siano soprattutto i “pre-sintomatici”, cioè le persone che inizialmente sembrano non avere alcun problema ma che, a distanza di qualche giorno dal contagio iniziano ad avere manifestazioni. In media, infatti, la massima trasmissione del Covid-19 (e contagiosità) si osserva da due-tre giorni prima a due due-tre giorni dopo il momento della comparsa dei sintomi. La mascherina chirurgica è davvero efficace? Sì, ma solamente se indossata nel modo corretto. Non solo deve coprire naso e bocca, ma va anche fatta aderire bene al volto: se ci sono degli spazi vuoti fra la pelle e la mascherina stessa, la protezione diminuisce. Attenzione alla barba: potrebbe impedire la corretta aderenza. Quanto durano gli anticorpi contro il Coronavirus? Si tratta di uno dei tanti interrogativi ancora aperti. Alcuni malati di Covid-19 hanno perso tutti gli anticorpi nel giro di pochissimo tempo, mentre altri presentano un elevato livello di anticorpi anche a distanza di mesi. Servirà del tempo per capire meglio la questione. Il Covid-19 ha effetti a lungo termine? Il Covid-19 è una malattia troppo recente per capire che evoluzione potrebbe avere e quali conseguenze potrebbe comportare. Alcuni malati sono completamente guariti, altri hanno ancora segni nei polmoni o in altri organi. Nella pandemia di Covid-19 l’informazione gioca un ruolo fondamentale. Le fake news rischiano di ridimensionare i pericoli oggettivi e/o, sul versante opposto, di alimentare false speranze. Per questo, è bene rivolgersi solo a fonti certe e affidabili. Il proprio medico in primis, e poi i siti delle autorità e istituzioni scientifiche. Per navigare in sicurezza, però, non basta solo sapere chi ascoltare. Anche la connessione deve essere efficiente. Ecco perché chi ancora non l’ha fatto dovrebbe installare una linea affidabile e veloce.

Covid-19: come distinguerlo dall’influenza stagionale

Il momento che più temevamo sta per arrivare: fra poco, inizierà la stagione a rischio per l’influenza stagionale. Distinguere i sintomi del Covid-19, quindi, diventerà ancora più complicato: come capire – quando sarà il momento – se si tratta di una febbre “normale” o di un rialzo di temperatura scatenato dal nuovo Coronavirus? E lo stesso accadrà per il mal di gola, la tosse, il malessere e così via. Cerchiamo allora di fare chiarezza. I sintomi non sono tutti uguali L’influenza stagionale e il Covid-19 esordiscono in maniera molto simile. Entrambi all’inizio possono manifestarsi con febbre alta, aumento delle secrezioni nasali, tosse, bruciore di gola. Tuttavia, ci sono alcuni sintomi abbastanza distintivi dell’una e dell’altro. Nella forma influenzale classica sono piuttosto tipici anche i dolori muscolari e articolari, la cefalea, il senso di stanchezza, che nel Covid-19 sono meno comuni o meno precoci (tendono a comparire più tardi). Nell’infezione scatenata dal nuovo Coronavirus è frequente, invece, l’alterazione del gusto e dell’olfatto, anche nelle fasi iniziali, rara nell’influenza. Caratteristici, ma non esclusivi, della nuova patologia sono anche respiro corto e difficoltà nella respirazione. Meglio chiedere il parere del medico Queste piccole differenze nei sintomi possono aiutarvi a distinguere l’influenza stagionale dal Covid-19. Anche se va detto che in alcune situazioni, per esempio laddove l’influenza causi un’ostruzione nasale importante che altera l’olfatto o i dolori muscolari siano lievi, la confusione può essere maggiore. Occorre considerare, inoltre, che le infezioni da Sars-Cov-2 possono avere tempi di incubazione più lunghi di quelli dell’influenza. Non solo: i sintomi tendono ad apparire gradualmente, mentre nell’influenza l’escalation è abbastanza rapida. Attenzione, però: non è detto che quanto detto succeda in tutti i casi. La situazione, quindi, non va mai sottovalutata. La cosa migliore è che vi rivolgiate sempre al vostro medico, che vi indicherà come procedere. È importante ricostruire i contatti Per valutare se potrebbe trattarsi o meno di Covid-19 è utile anche che ricostruiate i contatti degli ultimi giorni, per capire se alcuni potrebbero essere “a rischio”. Un valido aiuto per farlo? La tanto denigrata App Immuni, che in realtà è ottima per favorire il tracciamento. Vale, dunque, la pena scaricarla e attivarla. Se non possedete ancora una connessione affidabile e veloce diventate nostri clienti. Con Intred potrete navigare e scaricare tutto ciò che volete senza problemi. Così sarà anche più facile tenervi costantemente aggiornati sull’andamento della pandemia.

Le ricette autunnali della tradizione bresciana

Quella che stiamo vivendo è una stagione che, già di per sé, si presta alle lunghe giornate ai fornelli. Quest’anno, poi, considerata l’impossibilità di dedicarsi ad altro, la cucina sta diventando un piacevole passatempo per molti. Perché non approfittate del maggior tempo a disposizione per cimentarvi nella preparazione di sfiziose ricette autunnali? La tradizione bresciana è ricca di piatti gustosi. E, se non avete voglia di cucinarli, potete sempre ordinarli da asporto da ristoranti e rosticcerie della zona: in questo modo sosterrete anche le attività in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria. Lo spiedo Una delle ricette autunnali della tradizione bresciana per eccellenza è lo spiedo. A base di varie tipologie di carne insaporite con la salvia, rigorosamente accompagnato da patate e polenta, è difficilmente replicabile a casa, a meno che non possediate gli strumenti giusti e vi armiate di tanta pazienza. Se volete assaporarlo in tutta tranquillità, e senza compiere sforzi, rivolgetevi ai numerosi “esperti del settore”. Come il Bar Sport di Corte Franca, famoso in zona per il gran spiedo cucinato dalla famiglia Gotti (www.barsportcortefranca.it [https://www.barsportcortefranca.it]). I “casonséi” Se volete lasciarvi ispirare dalla tradizione bresciana allora non potete non dilettarvi con la preparazione dei “casonséi”. Non vi resta che fare una pasta sottile all’uovo, da riempire con il ripieno che preferite: pane raffermo grattugiato e formaggio, erbette, carne, prosciutto cotto, verdure varie. E il condimento? Ovviamente burro fuso, salvia e Grana Padano in quantità. In alternativa, se volete provare delle versioni particolari, potete rivolgervi alla Trattoria La Madia di Brione (www.trattorialamadia.it [https://www.trattorialamadia.it]). Il manzo all’olio Si tratta di un piatto originario di Rovato, una delle porte d’accesso alla Franciacorta. Come si cucina? Facendo cuocere lentamente polpa di manzo di prima qualità (ottimo il cosiddetto “cappello del prete) in olio extravergine di oliva, con l’aggiunta di carote, sedano verde, cipolla, aglio, acciughe desalate e sfilettate, capperi desalati, prezzemolo e vino bianco. Se è fra le ricette autunnali della tradizione bresciana che vi incuriosiscono potete ordinarla alla Trattoria del Gallo di Rovato (www.trattoriadelgallo.it [https://www.trattoriadelgallo.it]). Il castagnaccio Vi è venuta voglia di dolce? Fra le ricette autunnali della tradizione bresciana, vi suggeriamo quella del castagnaccio o pattona: un piatto povero molto interessante. È anche facile da cucinare: preparate un impasto con farina di castagne, acqua, latte, olio, sale, zucchero e uvetta. Poi versatelo in una tortiera cospargendo sulla superficie pinoli, rosmarino e poco olio. Infornate per 40 minuti e il gioco è fatto. Dalla foneria Salvetti a Malonno potete ordinare una versione rivisitata (www.salvettibakery.com [http://www.salvettibakery.com]). Se vi è venuta voglia di assaggiare altre ricette autunnali della tradizione bresciana fate una ricerca in internet e vi si aprirà un mondo. Prima, però, dotatevi della connessione giusta. Anche quella “bresciana doc”: se vi affidate a noi di Intred, potrete navigare a tutta velocità e senza intoppi!

Spid: cos’è, come funziona e come si chiede

Per comunicare con l’Agenzia delle entrate, controllare le nostre prestazioni sociali e pensionistiche sul sito dell’Inps, vedere il nostro Fascicolo sanitario elettronico, richiedere il bonus vacanze, scaricare la app Immuni… Oggi, lo Spid, Sistema Pubblico di Identità Digitale, ci è sempre più necessario. Ma di che cosa si tratta esattamente? E come richiederlo? È un’identità digitale unica Lo Spid è una soluzione che permette sia ai cittadini sia alle imprese di accedere a tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti privati aderenti, con un’unica autenticazione. Ciò significa che non dobbiamo più ricordarci decine di password, codici utenti, pin: ci basta una sola identità digitale, costituita da username e password, per compiere più operazioni. L’utilizzo è gratuito L’utilizzo dello SPID è gratuito. Ma come fare a richiederlo se ancora non lo avete? Innanzitutto, dovete essere in possesso di un indirizzo e-mail, un numero di telefono cellulare, un documento di identità valido, la tessera sanitaria con il codice fiscale. A questo punto, dovete scegliere fra gli identity provider disponibili (Aruba, Infocert, Intesa, Namirial, Poste, Register, Sielte, Tim o Lepida) e registrarvi sul loro sito. Ciascuno fornisce diverse modalità di registrazione gratuitamente o a pagamento e diversi livelli di sicurezza. In ogni caso, dopo aver creato le vostre credenziali SPID, dovete effettuare il riconoscimento a scelta tra: di persona o tramite Carta d’Identità Elettronica (CIE)*, Carta Nazionale dei Servizi (CNS), Firma Digitale o webcam. In alternativa, potete recarvi presso una delle pubbliche amministrazioni abilitate. Una volta che avete ottenuto lo SPID potete utilizzarlo a seconda delle vostre esigenze. Avete bisogno, però, di un’ottima connessione internet che vi consenta di navigare senza interruzioni o rallentamenti. Se non siete ancora passati a Intred fatelo ora: così lo SPID, davvero, non sarà più un problema.