Intred Magazine

In viaggio fra i castelli della provincia di Brescia

Ora che il Covid-19 fa un po’ meno paura, avete voglia di godervi le belle e lunghe giornate estive, organizzando delle gite fuori porta? Se amate l’arte e la cultura, ma anche la natura, noi di Intred vi suggeriamo di puntare sui castelli: nella provincia di Brescia ne troverete moltissimi. Ecco qualche possibile meta per le vostre escursioni. Brescia Arroccato sul colle Cidneo, con le sue torri e le sue imponenti mura merlate, abbraccia il centro storico e domina sull’intera città. Il castello di Brescia costituisce uno dei più affascinanti complessi fortificati d’Italia. Potete raggiungerlo inerpicandovi dal cuore della città vecchia, percorrendo così stradine ricche di fascino e mistero. All’interno troverete anche due musei, ampi spazi verdi e una locomotiva del 1909. Info: https://www.bresciamusei.com/castello.asp [https://www.bresciamusei.com/castello.asp] Sirmione È la porta d’ingresso dello splendido borgo affacciato sul lago di Garda: il castello scaligero, infatti, è l’unico punto di accesso al centro storico di Sirmione. Il miglior benvenuto per chi arriva da fuori. Al solo ammirarlo respirerete un’atmosfera d’altri tempi. Potete anche visitarlo, insieme alla sua darsena, in orari e giorni precisi (come nel caso di molti altri castelli di Brescia). Info: http://www.tuttogarda.it/sirmione/sirmione_castelli.htm [http://www.tuttogarda.it/sirmione/sirmione_castelli.htm] Padernello È probabilmente uno dei castelli più suggestivi della provincia di Brescia. E non solo dal punto di vista architettonico. Un fossato ancora pieno d’acqua, un ponte levatoio, una misteriosa leggenda, un fantasma, un borgo rurale di meno di 100 abitanti: il castello di Padernello possiede tutti gli ingredienti perfetti per ammaliarvi e lasciarvi a bocca aperta. Potete anche partecipare a visite guidate (dovete prima prenotare). Info: https://www.castellodipadernello.it [https://www.castellodipadernello.it] Martinengo Proprio al centro del borgo di Villachiara sorge il castello Martinengo. Con le sue torri cilindriche, il fascino antico, il fossato ora divenuto prato, è uno dei castelli meglio conservati non solo di Brescia, ma dell’intera pianura padana. Si può visitare solo su prenotazione. Info: https://www.comune.villachiara.bs.it [https://www.comune.villachiara.bs.it] Bornato Nel cuore della Franciacorta, tra colline e vigneti, potete imbattervi in un raro esempio di villa rinascimentale costruita all’interno di un castello medioevale. Il Castello di Bornato è aperto al pubblico: se lo scegliete come meta della vostra gita fuori porta potrete visitare le sale affrescate della Villa Orlando, passeggiare nello splendido parco con il giardino all’italiana, ammirare le mura merlate, entrare nella cappella privata e accedere nell’antica cantina. E a fine giro vi aspetta una degustazione dei vini di Franciacorta prodotti dall’azienda agricola del Castello. Info: https://castellodibornato.com [https://castellodibornato.com] Breno Fra i castelli più affascinanti di Brescia e provincia, c’è anche il castello di Breno. Passeggiando sulle mura merlate, ammirando la casa-torre signorile e visitando la torre di 20 metri compirete un viaggio attraverso diverse epoche. Al termine della visita, potete rilassarvi con la vostra famiglia negli ampi spazi verdi all’aperto, godendo della magnifica vista sulla vallata. Ci sono anche un bar e un ristorante. Info: http://www.prolocobreno.info [http://www.prolocobreno.info] A questo punto, non vi resta che dare un’occhiata ai siti dei vari castelli per scegliere quale visitare per primo. Avete problemi di connessione? Allora, cosa aspettate a diventare nostri clienti? Se vi affidate a Intred, nessuna ricerca online sarà più un problema!

App immuni: come funziona davvero?

Dal 15 giugno, la data ufficiale di rilascio in tutta Italia, la app Immuni è stata scaricata solamente da 4 milioni di utenti. Eppure, si tratta di uno strumento che, perlomeno sulla carta, potrebbe aiutarci a contrastare la pandemia di Covid-19. Ma non tutti hanno capito a che cosa serve esattamente e come funziona. Anche voi avete dei dubbi? Niente paura: noi di Intred abbiamo preparato una breve guida con le informazioni essenziali. Serve per contenere la pandemia La app Immuni consente di ricostruire i contatti fra le persone, inclusi gli incontri casuali e fortuiti. In questo modo, se un individuo risulta positivo al nuovo coronavirus le autorità sanitarie possono inviare un’allerta a chiunque lo abbia incontrato abbastanza a lungo e abbastanza vicino da essere potenzialmente a rischio. L’obiettivo finale è contenere la pandemia e limitare la diffusione del virus. Perché questo strumento sia veramente utile ed efficace, però, è necessario che venga utilizzato da un numero elevato di utenti. I dati personali sono al sicuro Molti pensano che la app Immuni rappresenti una minaccia per la privacy. Non è così: per la gestione della localizzazione dell’utente, infatti, non viene utilizzato il GPS, bensì il Bluetooth. Questo significa che chi usa la app non condivide dati personali: il sistema si basa su codici ID anonimi che non potranno mai essere collegati a nomi, numeri di telefono o altri dati riconducibili alla persona. In pratica, lo strumento associa a ogni telefono un codice casuale (che cambia diverse volte al giorno). I telefoni di coloro che si avvicinano fra loro si scambiano i rispettivi codici casuali. In questo modo, è possibile tener traccia dei contatti avvenuti. Individua i contatti a rischio Nel momento in cui una persona scopre di essere positiva al nuovo coronavirus, con l’aiuto di un operatore sanitario, può caricare su un server i codici casuali trasmessi dal suo dispositivo nei giorni precedenti, così da renderli disponibili per gli altri utenti. La app Immuni controlla in maniera periodica i codici presenti sul server e li confronta fra di loro. In questo modo può individuare le persone che sono state esposte a potenziali contagi e avvertirle. Ora che avete capito come funziona la app Immuni e perché può essere utile per la lotta alla pandemia non vi resta che scaricarla. Se non possedete ancora una connessione affidabile e veloce non aspettate un attimo di più: diventate nostri clienti. Con Intred potrete navigare e scaricare tutto ciò che volete senza alcuna brutta sorpresa!

Tutti in bicicletta: ecco le piste ciclabili più belle della provincia di Brescia

Finalmente siamo liberi di uscire e di organizzare gite fuori porta, ovviamente nel rispetto delle norme anti Covid-19. Perché non approfittate della bella stagione per rispolverare la vostra bicicletta e programmare delle escursioni su due ruote, da soli o in compagnia? Puntate sulla provincia di Brescia, ricchissima di piste ciclabili e itinerari da percorrere in bici: potete scegliere fra decine di proposte diverse, di varie difficoltà e caratteristiche. Ecco qualche idea per trascorrere una giornata all’insegna dello sport, della natura e del divertimento. Le strade del Franciacorta Chiunque sia appassionato di vini, la conosce. Ma la Franciacorta non è solo il paradiso degli amanti delle bollicine: è un territorio ricco di fascino, ideale per essere esplorato in sella a una bicicletta. Fra colline, campi e vigneti, infatti, si snodano almeno una quindicina di ciclo-itinerari e piste ciclabili: da quelli adatti alle famiglie con bambini a quelli per gli enoturisti desiderosi di conoscere da vicino la zona, fino a quelli per i ciclisti più esperti. Tutti toccano punti panoramici, piccoli borghi, aree naturalistiche e luoghi d’interesse storico-artistico. Info: https://www.franciacorta.net/it/enoturismo/itinerari-sport/ [https://www.franciacorta.net/it/enoturismo/itinerari-sport/] La ciclovia dell’Oglio Volendo, lungo la ciclovia dell’Oglio potete organizzare una vera e propria vacanza. La pista ciclabile, infatti, inizia dalle cime dell’alta Valle Camonica e arriva fino alla pianura padana: oltre 250 km di paesaggi sempre diversi e dal grande fascino. Ovviamente, potete anche percorrere solo alcuni tratti. Uno dei più suggestivi? Quello della Vello-Toline, antica litoranea riqualificata per ciclisti e pedoni, che costeggia il lago d’Iseo. Molto bello anche il tratto che inizia da Paratico e che per gran parte è inserito nel parco regionale Oglio Nord. I ciclisti più esperti possono fare delle deviazioni per addentrarsi in piste ciclabili e percorsi più impegnativi. Per esempio, da Marone / Zone possono pedalare fino alla cima del Monte Guglielmo, una delle mete di Brescia e provincia preferite dagli escursionisti e dagli appassionati di bicicletta. Info: https://www.cicloviadelloglio.it/it/ [https://www.cicloviadelloglio.it/it/] La ciclabile sospesa del Garda Se amate le due ruote e i paesaggi mozzafiato, non potete perdervi una delle piste ciclabili più scenografiche non solo della provincia di Brescia, ma dell’intera Europa: quella sospesa del Garda. È breve vero (per ora), ma decisamente imperdibile: 6 km, fra limonaie, ulivi e scorci unici, di cui 2 km direttamente a picco sul lago tra acque blu e rocce imponenti. Inizia da Limone e porta verso Riva del Garda. Volendo, potete abbinarla ad altri percorsi in zona, come il tour delle Valtenesi, il lungolago di Manerba, il sentiero del Ponale, la ciclabile fra Toscolano e la Valle delle Cartiere e altri ancora. Info: https://www.bresciatourism.it/cosa-fare/ciclopedonale-lago-di-garda/ [https://www.bresciatourism.it/cosa-fare/ciclopedonale-lago-di-garda/] Le altre piste ciclabili di Brescia E non è certo finita qui. Il tour delle Torbiere del Sebino, il giro del lago d’Iseo e di quello del lago di Garda, l’itinerario Brescia- Salò, il giro di Montisola, la salita del Monte Maddalena a Brescia città, l’anello Brescia- Gussago-Brione: sono solo alcune delle altre piste ciclabili che potete percorrere in sella alle due ruote nel territorio bresciano. Per conoscere le innumerevoli opportunità che la provincia più grande della Lombardia vi offre e scegliere quelle che più fanno per voi dotatevi di una buona connessione internet, come quella garantita da Intred, e cliccate su siti come https://www.bresciatourism.it/cat-cosa-fare/vacanze-attive/ [https://www.bresciatourism.it/cat-cosa-fare/vacanze-attive/] o https://www.piste-ciclabili.com/provincia-brescia [https://www.piste-ciclabili.com/provincia-brescia], che vi illustrano tutte le alternative a vostra disposizione. Insomma, non vi resta che diventare nostri clienti (se già non lo siete), fare un’attenta ricerca dei percorsi e poi salire sulla vostra bicicletta. Buona estate di pedalate!

Internet, i consigli per navigare in sicurezza

Ammettetelo: senza i vostri dispositivi elettronici e internet, vi sentireste persi. Tranquilli: non siete certo i soli. Ormai, la maggior parte delle persone trascorre molto tempo online, nella vita professionale come in quella privata. Ma quanti di voi sono capaci di navigare in sicurezza, prendendo cioè tutte quelle accortezze necessarie per non correre rischi? Probabilmente non moltissimi. Niente paura: potete correre subito ai ripari. Ecco come. Attenzione ai cyber attacchi Navigare su internet è un’attività piacevole e utile, ma anche rischiosa. Perché? Il pericolo principale è rappresentato dai cyber attacchi. Anche se voi vi sentite al sicuro, in realtà la minaccia è sempre dietro l’angolo. La conferma arriva dai numeri: pensate che secondo il Security Operation Center di Leonardo, nell’ultimo anno in Italia le denunce di attacchi informatici alla Polizia postale sono aumentate del 318% rispetto all’anno precedente. La colpa non è solo degli hacker: parte della responsabilità è degli utenti, che spesso usano la rete in modo distratto e superficiale. Per questo, dovete imparare a essere più attenti. Vediamo da dove iniziare. 1. Scegliete password efficaci Probabilmente avete decine di account online: inventare sempre password diverse, quindi, potrebbe non essere semplice. Ma è un’operazione necessaria per navigare in internet in completa sicurezza. Potete usare un programma di password manager, ma avete comunque bisogno di una chiave d’accesso a prova di hacker per bloccare la vostra centrale con tutte le password. Come sceglierla? Cercate di non essere né banali né ingenui. Niente date di compleanno, nomi di partner o figli, soprannomi, squadre del cuore. Sì, invece, ad associare lettere e numeri. 2. Sì all’identificazione a due fattori Per navigare su internet in sicurezza aggiungete l’autenticazione a due fattori ai vostri account. Così quando dovrete usarli, non inserirete solo la password: servirà anche un secondo fattore, che nella maggior parte dei casi è un codice numerico che varia di volta in volta e che, per esempio, potete decidere di ricevere via sms. Si tratta di un passaggio ulteriore che rende più difficile la vita agli hacker. 3. Aggiornate i vostri sistemi Fate aggiornamenti costanti di tutti i vostri sistemi, dei browser web, dei plug-in del browser, dei riproduttori multimediali, dei lettori Pdf e di altre applicazioni: probabilmente è un’operazione che vi sembrerà noiosa, ma è indispensabile per navigare su internet in sicurezza. Aggiornate anche le impostazioni sulla privacy, permettendo l’accesso solo a poche persone fidate: è un’ottima strategia per tenere al sicuro i dati sensibili. 4. Fate un backup Fotografie, documenti, file audio e video: ormai, una parte importante della vostra vita è custodita nei vostri dispositivi elettronici. Eppure, pochi hanno l’abitudine di fare un backup accurato e regolare, ossia di creare periodicamente una copia di sicurezza di tutti i propri file digitali. Rimediate subito. È un’altra delle mosse strategiche per navigare su internet in sicurezza. E le aziende? Le aziende, in aggiunta, dovrebbero fare una lista di tutto l’hardware e il software utilizzato dai dipendenti, cercando di capire quali e quanti elementi interagiscono con il network aziendale. Ricordarsi anche dei device obsoleti o utilizzati raramente perché sono i preferiti dai cybercriminali. Un ultimo accorgimento Se seguite questi consigli, potrete navigare su internet con una certa tranquillità. Ma c’è un’altra cosa che dovreste fare se non volete correre un altro rischio molto comune, quello di perdere la connessione durante le vostre navigazioni. Quale? Affidarvi a un partner superfidato, proprio come Intred, che vi offre soluzioni di ultima generazione: così la sicurezza sarà davvero massima.

Blockchain: è boom, anche in Italia. Ma non mancano le difficoltà

La blockchain continua a crescere, anche in Italia. La conferma arriva da una ricerca condotta dall’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, da cui emerge che nel nostro Paese, lo scorso anno, gli investimenti in questo settore hanno raggiunto i 30 milioni di euro: certo, non si tratta di una cifra esorbitante, ma è comunque in aumento del 100% rispetto al 2018. La strada da fare, comunque, è ancora tanta. È un insieme di tecnologie Oggi si fa un gran parlare di blockchain. Ma di che cosa si tratta esattamente? Nata poco più di 10 anni fa con bitcoin e criptovalute, si tratta di un insieme di tecnologie che, secondo la definizione più comune, è caratterizzato da un registro strutturato come una catena di blocchi che contengono le transazioni. Queste ultime sono validate attraverso un meccanismo di consenso che corre lungo tutti i nodi della rete. La sicurezza di questa catena è garantita da immutabilità del registro, tracciabilità delle transazioni e utilizzo di tecniche crittografiche. Non si applica solo alla criptovaluta La prima blockchain riguardava la criptovaluta. Oggi, invece, questa tecnologia viene utilizzata in ambiti diversi. Fra le applicazioni pratiche più recenti ci sono, per esempio, la garanzia del diritto d’autore per contenuti digitali, la registrazione dei brevetti e i processi di supply chain management. Perché funzioni, la blockchain necessita di un requisito di base: una rete internet capillare e super veloce, che permetta di collegare senza intoppi tutti i nodi. Proprio come quella garantita da Intred: la scelta ideale per chiunque voglia una connessione rapida, sicura e continuativa, che non rischi di ostacolare la propria corsa verso il futuro. La situazione nel mondo Lo scorso anno, nel mondo sono stati avviati 488 progetti di blockchain e distributed ledger: ben il 56% in più rispetto al 2018. I Paesi più attivi da questo punto di vista? Gli Stati Uniti, con 53 casi censiti, seguiti dalla Corea del Sud, con 31, e dalla Cina, con 29. Con 16 progetti, l’Italia è seconda in Europa, appena dopo il Regno Unito, a 17. Del resto, se nel corso del 2018, le aziende italiane hanno speso in tecnologie blockchain e distributed ledger circa 15 milioni di euro, con 150 attività di diverso tipo, nel 2019 hanno investito 30 milioni di euro. E, secondo gli esperti, nei prossimi anni ci sarà una crescita ancora più importante. In Italia la blockchain è ancora agli inizi Tuttavia, ci sono ancora molte lacune da colmare. Infatti, nella nostra Penisola solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI conoscono le possibili applicazioni di blockchain e distributed ledger. Ancora meno sono le imprese che credono che queste tecnologie avranno un impatto positivo sul loro business nei prossimi cinque anni (il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole). Non solo: oltre il 40% della spesa è destinato solo a finanza e assicurazioni e il 30% in ambito supply chain e tracciabilità di prodotto, specie nel settore agro-alimentare. Gli altri comparti, dunque, rimangono ancora inesplorati. Non resta che ben sperare nel futuro.

Coronavirus: qual è la responsabilità aziendale per i contagi?

Nonostante l’allarme sia in parte rientrato, ancora oggi il Coronavirus rappresenta una minaccia concreta per tutti noi. Per questo, dobbiamo continuare a osservare alcune norme di contenimento. Anche e soprattutto sui posti di lavoro. Ora che molte attività sono ripartite, infatti, fra i luoghi più a rischio ci sono proprio uffici, fabbriche, negozi e così via. Ma qual è responsabilità aziendale per i contagi? E quali sono le norme che i datori di lavoro sono tenuti a osservare per proteggere i loro dipendenti e prevenire focolai in azienda? Il datore di lavoro non è penalmente responsabile Un decreto-legge approvato in pieno lockdown aveva stabilito che il contagio da Coronavirus in azienda poteva essere inquadrato come infortunio sul lavoro: di conseguenza, l’impresa e il suo legale rappresentante potevano avere delle responsabilità penali dirette. Tuttavia, ora non è più così: una nuova legge pubblicata a inizio giugno limita la responsabilità aziendale per i contagi e gli infortuni Covid-19 (in caso di contagio da Covid dei dipendenti), a patto che l’impresa abbia adottato correttamente il protocollo di sicurezza. Che cosa prevede il protocollo di sicurezza Che cosa prevede, dunque, il protocollo di sicurezza? Noi di Intred lo conosciamo molto bene, l’abbiamo messo in pratica sin da subito, per la salvaguardia della salute di tutti i dipendenti, clienti e fornitori in azienda Innanzitutto, le norme per la responsabilità aziendale stabiliscono che il datore di lavoro fornisca a tutti i dipendenti e a chiunque entri in azienda alcune informazioni utili per limitare i contagi. Per esempio: - l’obbligo di restare a casa con febbre oltre i 37.5° o con altri sintomi influenzali; -l’obbligo di informare l’azienda nel caso in cui si abbiano febbre o sintomi influenzali oppure si siano avuti contatti con persone positive al virus; -l’importanza di mantenere la distanza di sicurezza, lavare le mani e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene. Le principali raccomandazioni Ecco, in sintesi, le altre raccomandazioni in tema di responsabilità aziendale per i contagi. 1. L’azienda può decidere di controllare la temperatura corporea del personale prima dell’accesso alla sede di lavoro, vietando l’ingresso se questa è superiore ai 37.5°. 2. Per quanto riguarda i fornitori esterni, bisogna individuare procedure di ingresso, transito e uscita sicure, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite. In ogni caso, è bene limitare l’ingresso dei visitatori esterni, che dovranno sottostare a tutte le regole aziendali. 3. Va assicurata la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago. 4. Il datore di lavoro deve mettere a disposizione dei dipendenti idonei mezzi detergenti per le mani e raccomandare la frequente pulizia delle stesse con acqua e sapone. 5. Occorre favorire il distanziamento sociale. 6. Se l’attività lavorativa impone una distanza interpersonale minore di un metro e non è possibile adottare altre soluzioni organizzative è necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione (come guanti). 7. Gli spostamenti all’interno dell’azienda devono essere limitati al minimo indispensabile. 8. Vanno favoriti orari di ingresso/uscita scaglionati dei lavoratori. 9. L’accesso agli spazi comuni (mensa, spogliatoi, aree fumatori, distributori di bevande, eccetera) va contingentato. 10. Il datore di lavoro può richiedere ai propri dipendenti di sottoporsi ai test sierologici, ma solo se il medico lo ritiene necessario: in ogni caso, i dipendenti sono liberi di accettare o meno. 11. Se un lavoratore risulta positivo al Coronavirus, occorre tutelare la riservatezza dei suoi dati. In questa situazione di relativa fragilità è importante anche favorire, laddove possibile, l’utilizzo dello smart working e delle tecnologie che facilitano il distanziamento sociale. Per questo, ora è più che mai indispensabile dotarsi di una connessione internet di ultima generazione. Quale? Ad esempio la fibra ottica di Intred: alleata numero uno di chiunque voglia traghettare il proprio business in acque più sicure e redditizie.

Brescia reagisce al Coronavirus: è boom di consegne a domicilio e asporto

Brescia è una delle città più colpite al mondo dall’emergenza coronavirus. Ma non si è mai fermata. Seppur ferita e dolorante, ha deciso di reagire e guardare avanti, ovviamente nel rispetto dei limiti imposti dalle varie ordinanze e dettati dal buon senso. In che modo? Venditori, ristoratori, imprenditori, produttori- grandi e piccoli- si sono rimboccati le maniche e, laddove possibile, hanno attivato i servizi di domicilio e di asporto. Ecco qualche esempio. I servizi di ristorazione Sono davvero tantissimi i ristoranti, le pizzerie, i bar, i catering, i servizi di ristorazione che si sono organizzati a tempo di record: prima con la consegna a domicilio e ora anche con l’asporto. Non parliamo solo dei locali più noti e famosi, come la pasticceria di Iginio Massari [https://www.iginiomassari.it] a Brescia, il ristorante Due colombe [https://www.duecolombe.com] a Corte Franca  o il ristorante AquaRiva [https://www.aquariva.it] a Padenghe del Garda. Anche le osterie, gli agriturismi e i locali più piccoli e meno conosciuti si sono rimboccati le maniche. Praticamente in ogni paese del bresciano, è possibile ordinare un pasto delivery. Gli ambulanti Un’altra categoria che ha saputo raccogliere egregiamente la sfida imposta dal Coronavirus è quella degli ambulanti. Moltissimi venditori di generi alimentari di Brescia e provincia, anche quelli che prima della pandemia lavoravano solo nei mercati, sono attivi sia nelle consegne a domicilio sia nell’asporto. Grazie a loro, i bresciani possono continuare a gustare polli allo spiedo, fritti di pesce, salumi e latticini, caramelle, frutta, verdura e tanto altro. Anche botteghe alimentari, macellerie, fruttivendoli, caseifici, aziende vinicole, gelaterie e così via offrono il servizio delivery. Qualche esempio? L’azienda agricola Il Camaione [https://www.ilcamaione.it] a Ospitaletto, Ferrari Rosticceria di Torbiato (3389909048), Formaggi Fontana di Iseo (3294765066). Gli artigiani e i produttori Non è solo il mondo della ristorazione, però, che ha saputo reagire. Venditori, produttori e artigiani di Brescia e provincia consegnano a domicilio le merci più disparate: abbigliamento, accessori, scarpe, mascherine, guanti, igienizzanti, libri, giocattoli, fiori, piante, manufatti di ogni tipo, prodotti per la cura del corpo, solo per fare qualche esempio. Sui gruppi Facebook Consegne domicilio Franciacorta & Lago d’Iseo e Consegne a domicilio - Vallecamonica & Sebino, per esempio, si possono trovare tantissime proposte differenti. Bisogna puntare sull’online Avete un’attività commerciale? Siete artigiani? Lavorate in un ristorante? Tenete duro e puntate sulla promozione online: in questo modo raggiungerete un pubblico molto più ampio. Per farlo, però, vi serve una connessione veloce e affidabile, come quella che vi offriamo noi di Intred. Se ancora non vi siete affidati ai nostri servizi, fatelo ora: insieme sarà più facile affrontare la crisi.

Pagamenti digitali: in quale direzione stiamo andando? Ecco i trend del 2020

Quello degli acquisti online era un settore in espansione già prima dell’emergenza Coronavirus, ma in questi mesi di lockdown ha fatto registrare un vero e proprio boom: basti pensare che secondo un’indagine Nielsen, da fine febbraio, le vendite online dei prodotti di largo consumo sono aumentate di oltre l’80% rispetto allo scorso anno. I pagamenti digitali, dunque, stanno assumendo una rilevanza sempre maggiore. Ma in che modo stanno evolvendo? Non sono sicuri al 100% Oggi, i pagamenti digitali possono essere considerati complessivamente sicuri. Tuttavia, i dati delle carte che vengono condivisi per completare i pagamenti, che sono sempre più sensibili, al momento non sono proteggibili al 100%. E, infatti, già nel primo semestre del 2019 sono stati registrati da parte del team Fraud and Risk Intelligence (FRI) di RSA ben 140.344 attacchi fraudolenti. Per questo, secondo Philippe De Passorio, Country Manager di Adyen Italia - piattaforma di pagamento scelta da aziende leader a livello mondiale - occorre che tutte le parti coinvolte nel processo adottino specifiche misure di protezione delle informazioni, capaci di tutelare il cliente. Quali? Molti confidano nella tokenizzazione. La tokenizzazione La tokenizzazione è una tecnologia che sostituisce il Primary Account Number (PAN) di una carta di pagamento, ossia il numero della carta, con una generica stringa di numeri, un token, appunto. Questi token di pagamento vengono generati per ogni carta. In pratica, il PAN del cliente viene sostituito da un token senza essere trasmesso durante la transazione, rendendo il pagamento più sicuro. Anche nel caso in cui un hacker riesca a rubare i dati tokenizzati non potrà utilizzare i token per effettuare pagamenti digitali: infatti, non potrà collegare il token alle informazioni di pagamento archiviate in modo sicuro dal partner di pagamento. Inoltre, i network token sono costantemente aggiornati. La sicurezza biometrica In futuro, è probabile poi che per i pagamenti digitali ci si affiderà sempre più alla sicurezza biometrica. Le transazioni tramite 3D Secure 2 prevedono già sistemi di autenticazione biometrica come l’impronta digitale, il riconoscimento vocale o facciale. Ma, verosimilmente, nei prossimi mesi le caratteristiche personali (impronta, viso, voce...) saranno sempre più usate da banche e merchant per portare avanti la lotta contro i truffatori. I pagamenti digitali richiedono i partner giusti Indipendentemente da come evolveranno le tecnologie, servirà sempre un requisito di base: una connessione ultra efficiente e veloce. In caso contrario, i pagamenti digitali saranno sempre destinati al fallimento. Ecco perché è fondamentale affidarsi ai partner giusti. Proprio come Intred, che con le sue soluzioni di telecomunicazione d’avanguardia apre letteralmente le porte al futuro.

I vantaggi della didattica digitale a distanza

La didattica digitale a distanza ha rappresentato una delle prime risposte pratiche al lockdown. E sarà una soluzione che continuerà ad accompagnarci ancora a lungo. Nonostante le difficoltà iniziali e alcuni limiti oggettivi, si sta dimostrando uno strumento utilissimo per garantire il diritto all’istruzione di bambini e ragazzi. Ecco perché. È una risorsa preziosa Pur con tutti i suoi difetti, la didattica digitale a distanza si sta rivelando una risorsa davvero preziosa: è solo grazie alle lezioni a distanza, alle piattaforme di e-learning, ai video online se gli alunni di tutta Italia possono continuare ad “andare a scuola” nonostante la pandemia in corso e il lockdown. L’alternativa sarebbe stata un’interruzione brusca di ogni attività. Insomma, si tratta della miglior soluzione possibile vista la situazione. “Insegna” competenze importanti Grazie a questa full immersion forzata, bambini e ragazzi, ma anche docenti e genitori, stanno facendo un corso accelerato di tecnologie digitali e informatiche. Pur fra mille difficoltà, tentativi e insuccessi, tutti gli attori coinvolti nella didattica digitale a distanza stanno imparando a utilizzare con una certa padronanza dispositivi elettronici, programmi, registri elettronici, piattaforme, funzionalità di vario tipo. Un bagaglio che tornerà utile a tutti anche dopo il lockdown, in altri momenti e per altre necessità. È un modo per mantenersi in contatto In una situazione come questa, la didattica digitale a distanza non ha solo uno scopo formativo: permette a insegnanti e alunni di rimanere in contatto e di “incontrarsi”, aiutandoli a mantenere vivo il senso di appartenenza e il legame che li unisce. Ovviamente, non è come essere in classe tutti insieme, ma è sempre meglio della totale assenza di contatti. È flessibile Non bisogna dimenticare, poi, che la didattica digitale a distanza permette a docenti e studenti di dedicarsi alla formazione da dove desiderano, anche dalla propria abitazione. Questo si traduce in un risparmio di tempo e di costi. Non solo: se le lezioni sono registrate, si può decidere di guardarle quando si preferisce. La flessibilità, dunque, è massima. È una valida sostituta La didattica tradizionale in presenza rimane essenziale, unica e impareggiabile. Ma in questo momento di lockdown, può essere egregiamente sostituita dalla didattica digitale a distanza. In futuro, quando l’emergenza sarà rientrata, è auspicabile che le due coesistano, cioè che la scuola utilizzi anche le risorse digitali per formare gli studenti, in presenza e a distanza. La didattica digitale a distanza ha bisogno di una connessione efficiente Ovviamente perché la didattica digitale funzioni, occorre una condizione di base fondamentale: famiglie, alunni e scuola devono avere a disposizione una connessione internet altamente efficiente. Proprio come quella garantita da Intred. Altrimenti seguire videolezioni in diretta, scaricare e caricare video e file, accedere alle varie piattaforme rischia di trasformarsi in un percorso a ostacoli. Se non siete ancora nostri clienti e siate stanchi di inveire contro le continue interruzioni della rete, chiamateci subito: con i nostri servizi sarete sempre connessi e a una velocità supersonica!

Fibra ottica: meglio la FTTC o la FTTH?

Tutti noi abbiamo sentito parlare di fibra ottica e sappiamo a grandi linee di che cosa si tratta. Ma forse non tutti sanno che di fibra ottica non ne esiste un solo tipo. Se scegliete di affidarvi a Intred avrete a disposizione due diverse tecnologie. Come capire, dunque, quella che meglio risponde alle vostre esigenze? Ecco qualche dritta. La fibra FTTC è stabile e affidabile La sigla FTTC sta per Fiber To The Cabinet, ossia “fibra fino all’armadio”. Come dice il nome stesso, il collegamento in fibra ottica arriva fino all’armadio stradale di zona: da qui partono i cavi in rame che giungono fino all’azienda o all’abitazione. Si tratta, dunque, di una tecnologia mista. Offre prestazioni inferiori rispetto alla fibra “pura”, ma decisamente migliori rispetto alle soluzioni tradizionali. Oggi, infatti, grazie alle tecnologie trasmissive di nuova generazione e alla lunghezza contenuta della tratta in rame, si possono raggiungere ampiezze di banda elevate: di conseguenza, la velocità di navigazione sarà molto soddisfacente. Quando sceglierla: è la tecnologia ideale se avete bisogno di soluzioni performanti e stabili e se volete avere la certezza di continuità del servizio. Va benissimo, poi, se avete urgenza: infatti, nelle aree coperte da rete Intred è immediatamente attivabile. È più che sufficiente se utilizzate la connessione principalmente per navigare in internet e inviare/ricevere documenti, e se il download o l’upload di video non avvengono da parte di diversi utenti contemporaneamente. La FTTH è la più performante La sigla FTTH sta per Fiber To The Home, ossia “fibra fino a casa”. In questo caso, il collegamento è totalmente in fibra ottica, dalla rete di Intred fino all’azienda cliente/abitazione. Si tratta, dunque, di una tecnologia pura, point to point, che non prevede l’utilizzo di cavi in rame. Offre prestazioni elevatissime e velocità massima. Quando sceglierla: è la soluzione ideale se volete una connessione super veloce, che vi permetta di compiere diverse operazioni, anche complesse, contemporaneamente. Con questa tecnologia, più utenti possono fare videochiamate, caricare e scaricare video, spostare grandi moli di dati nello stesso momento, senza che la qualità venga alterata. A casa, se avete una fibra ftth potete videochiamare chiunque vogliate senza dover disconnettere altri device collegati alla wifi; guardare film in streaming mentre un vostro famigliare naviga in internet; scaricare video e al tempo stesso seguire una teleconferenza.

Corsa al digitale: l’Italia resta un passo indietro rispetto all’Europa

Se lo scorso anno l’Italia era agli ultimi posti in Europa (24esima su 27 paesi) per innovazione e trasformazione digitale, quest’anno probabilmente non riuscirà a fare molto meglio. Il Desi, il Digital Economy and Society Index, il rapporto attraverso cui l’Eurostat fotografa lo stato della digitalizzazione nei 27 paesi dell’Unione Europea, sarà pubblicato a maggio, ma l’analisi preliminare dei dati 2019 non fa ben sperare. Il 17% degli italiani non ha mai usato internet Innanzitutto, solo il 74% degli italiani utilizza internet almeno una volta alla settimana. Un dato molto distante da quello di Germania, Francia e Spagna, paesi in cui la corsa al digitale è molto più accelerata: ben l’87% della popolazione, infatti, naviga con una frequenza quantomeno settimanale. L’Italia è sotto anche la media europea, pari all’85%. Addirittura, c’è un 17% di nostri concittadini che non ha mai provato ad accedere al web: in Germania questa percentuale si ferma al 5%, in Inghilterra al 3% e in Svezia al 2%. L’e-commerce non decolla Non deve stupire, quindi, se in Italia l’e-commerce non decolla. Il 40% degli italiani non ha mai fatto un acquisto online o l’ha fatto più di un anno fa, contro il 25% degli europei. Un panorama desolante, che non cambia nemmeno se invece dei comportamenti in ambito digitale dei privati analizziamo quelli delle aziende. Dal 2015 al 2019, il numero di imprese italiane che vendono online è rimasto praticamente fermo, mentre nel resto d’Europa è aumentato. A ricavare dalle vendite in rete almeno l’1% del proprio fatturato sono il 10% delle aziende tricolore e il 18% di quelle europee. Più banda larga per tutti Del resto, solo l’84% degli italiani ha una connessione a banda larga: la media europea, invece, è dell’89%. È decisamente arrivato il momento di correre ai ripari. Come? Chiamateci e noi vi aiuteremo: Intred, infatti, vi offre soluzioni di telecomunicazione d’avanguardia, fra cui una rete in fibra ottica che vi garantisce connessioni super veloci. Così non rischierete di essere esclusi dalla corsa al digitale. Il cattivo esempio della pubblica amministrazione La pubblica amministrazione non sta certo dando il buon esempio in ambito digitale. Non solo promuove poche iniziative in favore della digitalizzazione, ma lo fa anche in modo incongruo, con poco supporto e spesso con un carico di complicazioni di vario tipo.

I trend del mercato del lavoro 2020? Digitale, soft skills e capitale umano

Vi piacerebbe cambiare lavoro? O magari siete alla ricerca del primo impiego? Allora sappiate che se volete avere buone chance di essere assunti dovete possedere il giusto mix fra competenze tecniche e soft skills. Le aziende, infatti, sono sempre più alla ricerca di professionisti del digitale che possiedano anche altre capacità, come l’adattabilità, la propensione alla collaborazione e l’entusiasmo. Ma il mercato del lavoro 2020 sarà sempre più caratterizzato anche da una valorizzazione del capitale umano già esistente attraverso l’impiego della tecnologia. La preparazione tecnica è fondamentale, ma non sufficiente Secondo l’ultimo Osservatorio delle competenze digitali, il mercato del lavoro 2020 sta andando in una direzione ben precisa: la ricerca di personale con una preparazione legata al settore delle nuove tecnologie e, al tempo stesso, capace di avere una visione a 360° e in possesso di abilità trasversali. Fra le figure che verranno maggiormente richieste nei prossimi mesi ci sono sviluppatori, data scientist, blockchain developer, big data developer, artificial intelligence specialist, cyber security specialist. Il digitale aiuterà ma non sostituirà i lavoratori Se da un lato le aziende richiederanno sempre più professionisti del digitale, dall’altro cercheranno di valorizzare il capitale umano di cui già dispongono. In che modo? Sfruttando gli strumenti tecnologici e l’intelligenza artificiale. Secondo l’Indagine sui trend del mercato del lavoro 2020, infatti, una delle tendenze dell’anno in corso sarà proprio quella di utilizzare il digitale per aiutare i dipendenti a raggiungere in maniera efficace e agile i risultati. In questo modo si libererà tempo per attività ad alto valore aggiunto in cui la componente umana farà sempre la differenza. Lavoratori e aziende hanno bisogno del partner giusto per riuscire a sfruttare tutte le potenzialità del digitale. Quale? Intred naturalmente, l’alleato perfetto per chi pretende soluzioni di telecomunicazione di ultima generazione.